Lettera semplicistica ad un’amica Cubana

12 luglio 2017

IMG_9140
La Havana, 2015. 

 

 

Cara Damarys,

ti scrivo in Italiano perchè mi hai sempre detto di fare così, dicendo che un po’ capivi. Chissà cosa capirai di questo, ma scrivo comunque. Quello che ti volevo dire è che chiunque, e se non chiunque, davvero tanta gente, e se non davvero tanta gente, io sicuramente, e se non io sicuramente, almeno io in tanti momenti della mia vita.. insomma baratterei quello che hai tu per quello che ho io. Non faccio quello che faccio perchè mi va, non lo faccio neanche perchè credo sia giusto, perchè non lo so se è giusto, lo faccio perchè non ho scelta. Se sei me, se vedi le cose che vedo io, se le senti come me, non hai altre opzioni. Tu vivi la vita vera, la vita come dovrebbe essere, anche nella sua sofferenza e nella sua insoddisfazione. Tu hai o avevi fino a poco tempo fa, un Dio da incolpare e si chiamava Fidel. Ora è morto.. che ne direbbe Nietzsche. Noi, vedi non abbiamo davvero niente. Possiamo solo capire, ci è dato questo. Non è dato neanche a tutti noi, è dato ad alcuni: la conoscenza è mossa del privilegio. Voglio scalare la vetta del mondo solo per rendere quella stessa scalata meno ineguale. Voglio guardare da lassù e confermarmi che neanche da lì, le cose hanno senso. Io credo nell’anarchia perchè non è solo mancanza di potere, ma mancanza di fine. Nulla meglio dell’anarchia ci rappresenta. E’ difficile, questo è il punto, è fottutamente difficile, ed è crudele pensare che siamo tutti così forti. Non lo siamo, non dobbiamo esserlo. Credo nella giustizia, ma ci credo come si crede ai miti. Come leggo di Perseo, così leggo delle giustizia, mi commuovo, provo empatia, ci piango un po’ e chiudo il libro. Perché non mi tocca, vorrei tanto che mi toccasse. Cuba è una dittatura schiavista, è ingiusta forse, si mangia male e i talenti si perdono tra un una canzone ed un’altra, proprio come succede a te. Non è radicalmente sbagliato, o almeno non più sbagliato di quanto sia il nostro mondo. L’errore è non poter scegliere. Lì sta la crudeltà. Ma non pensare che per noi sia diverso, neanche emigrare, relegarsi in pezzi di mondo, ci toglierà mai il peso di quello che abbiamo visto.

Mi sento come Gesù Cristo e forse sarà il fatto che non mi lavo da un po’. Gesù nel tempo si è moltiplicato, come fanno le cellule. E ora siamo molti profeti, ma non abbiamo nulla da professare. Tutto questo te lo dico ad una lezione di Post-Conflict Reconstruction and Peacebuilding, con davanti un professore bravissimo che sembra Morgan Freeman bianco, seriamente. Sono quasi convinta che sia lui, e avrebbe senso visto Una Settimana da Dio. Se ora non capisci quello che ti dico, non è per la lingua e perchè parlo di un altro mondo. Ho letto così tanto da sentirmi vuota. Scavare la propria ignoranza per produrne di più, così funziona la ricerca della conoscenza. Si perde l’allenamento per tutto nella vita e qui risiede la mia frustrazione. Sono fuori allenamento nel leggere il greco antico, nel pensare metafisicamente, nel fare l’amore, nel stare in presa a bene. Ne faccio una, sparisce l’altra. Non esiste il multitasking esiste solo l’incoerenza.

Sai perchè Gesù si è moltiplicato e ha creato tutti questi profeti? Perché sapeva che l’istituzione del pensiero metafisico si sarebbe autodistrutto -per definizione- e che gli invasati si sarebbero dovuti costruire da sé. Che le missioni si dovevano poter raccogliere da terra, come si fa con le carte da gioco, che ci vogliono dire qualcosa, sparse, sulla strada. Tu sarai forse immobile sulla tua isola, ma sei nel cielo aperto: vedi le piante, vedi il cielo, le stelle, balli, canti, t’innamori. Noi siamo talpe in una scatola di ferro duro. Nessuna via d’uscita, nessuna luce. Solo l’istinto di scavare, d’uscire fuori. Il presentimento di non riuscirci e nessuna lamette per farla finita nelle vicinanze. Sono sicura che quando morirò tornerò a Cuba, non è il paradiso, ma è sicuramente il purgatorio.

Ti ricordi quel ragazzo che ballava la break dance, si chiamava Alejandro mi pare, mi ha regalato una collana di corno fatta da suo nonno. Suo nonno non c’era più. Ho cercato di non accettarla perchè sapevo che sarei sparita dalla sua vita, proprio come suo nonno, ma con un aereo con scalo a Parigi. In modo più diplomatico, senza dubbio. Ho pensato per un sacco perchè me l’avesse data e credo sia perchè per lui, per voi, non c’è il tempo. Avete così pochi stimoli che sono miliardi di volte più intensi, potrete davvero scrivere la vostra biografia. Potete davvero vivere la vostra vita con cognizione di causa. Noi ci disintegriamo miliardi di volte davanti alle nostre promesse d’amore. E’ la libertà, Damarys, che ci distrugge. Crediamo di essere liberi d’amare, di salvare il mondo e di cambiarlo nella nostra idea di giustizia. Possiamo anche farlo, ma siamo insignificanti. Quindi perchè tentare. Mi dico sempre, sarà l’ultima volta. Un ultimo colpo e se non va mollo, dico ce la farò questa volta, e se non ce la faccio mollo. Noi non sappiamo mollare. Ecco il punto. Tu di cosa soffri?

Ora che forse ho finito questa lettera ho capito che anche se la traducessi, non la potresti mai capire, nonostante tu sia una delle persona più in gamba che conosco, e proprio questo voglio: vorrei non poter capire questa lettera. Vorrei che il mio mondo mi fosse totalmente estraneo, nullo, insignificante. Invece è tutto quello che ho.

 

Spero di mollare prima che il tuo mondo si dissolva,

Diletta.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s