Lettera a una professoressa (1967)

“Il sapere serve solo per darlo.” 

 

“Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato tanto a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che “respingete”. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.”

“Mi hanno detto che perfino in seminario ci sono dei ragazzi che si tormentano per trovare la loro vocazione. Se gli aveste detto fin dalle elementari che la vocazione l’abbiamo tutti eguale: fare il bene là dove siamo, non sciuperebbero gli anni migliori della loro vita a pensare a se stessi.”

 

“Per studiare volentieri nelle vostre scuola bisognerebbe essere già arrivisti a 12 anni. A 12 anni gli arrivisti sono pochi. Tant’è vero che la maggioranza dei vostri ragazzi odia la scuola.”

“È l’aspetto più sconcertante della vostra scuola: vive fine a se stessa.”

“Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali.”

 

“Una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose.”
“Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più tempo delle elemosine, ma delle scelte. Contro i classisti che siete voi, contro la fame, l’analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali.”

 

Scuola di Barbiana

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