K. – Cigarettes After Sex

Lì, appena nella linea sottile e pesante che passa tra i quartieri spagnoli ed il vomero, ci siamo messe con le gambe a penzoloni. Tu hai voluto per forza fumare e non ho mai capito molto perchè. Io ho voluto leggere La ginestra o fiore del deserto del Leopardi e te l’ho voluta leggere. Forse neanche tu hai capito perchè. La sapevo a memoria credevo e invece no, tu la capivi poco, ma dicevi che ti piaceva. Vorrei vedere.. Il cielo era calmo, immobile e vorrei davvero sapertelo descrivere. Il Vesuvio non imponente anzi timido davanti a noi, imponenti nei nostri sentimenti. Impotenti di staccarci da quell’attimo. Ora mi guardo dietro e mi sono sembrati i momenti più belli della mia vita: ti idealizzo così tanto perchè mi manchi. Ci siamo sempre vestite molte bene e sembravamo uscite da un film francese sul post-punk berlinese in trasferta a Napoli. Una signora anziana ci ha venduto delle poesie mentre bevevamo del vino e mangiavamo a rilento. A me è venuto subito da piangere perchè la poesia è già un morbo e il fatto che non ti sia dato né dovuto niente per quello mi fa soffrire molto. Una doppia condanna: capire e non esser capiti. Poi camminavamo, ci facevamo le foto di nascosto, ascoltavamo la musica, ognuna con le sue cuffie, io ti prendevo in giro perchè eri venuta con una valigia per due mesi di rafting in Indonesia, io con un borsone argentato. A guardarlo era tutto così strano, ed ero davvero un botto felice. Ora non so che farci, così l’ho scritto.

 

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