la biglia e il caleidoscopio

<> un’attimo per amarsi, una vita per capirsi <> 

 

Introduzione o flusso di coscienza 

prometto di essere una promessa

noi attivisti politici e tutto ciò per cui lottiamo: libertà e agio per ognuno su questa terra.

noi uomini liberi e agiati e tutto ciò che abbiamo: qualcuno che non ci ama.

 

calidoscopio21

 

Unico e Primo Capitolo

“in tutti gli esseri della natura dei quali abbiamo percezione, dobbiamo notare, prima cosa, che intrattengono una relazione verso se stessi.” diceva Goethe.

Questa è la storia della biglia e del caleidoscopio che rotolando, in modo diverso eppure in direzioni simili, si incontrano in una città grande e fredda. Prima di descrivere le loro caratteristiche di oggetti devo ribadire l’ontologia di questi oggetti. Loro sono indubbiamente in questo mondo e non si potrà affermare in nessun modo la loro non-esistenza. Dunque riflettiamo, le biglie sono costruite in maniera perfettamente simmetrica cosicché possono rotolare comodamente sulla superficie del mondo. Mentre il caleidoscopio ha una forma più particolare, è un tubo, che può comunque rotolare ma da un solo lato e anche per questa ragione forse, conosce meglio la sua direzione: gli è difficile auto-direzionarsi.

Le biglie sono fatte di vetro, spesso sono trasparenti e hanno al loro interno quella che sembra essere una piccola fiamma cristallizzata e che è forse, la loro anima. L’anima delle biglie è cristallizzata dentro di loro, non oscilla, non scompare, non si contrae, non si dissolve. Forse è questa la ragione per cui le biglie sono considerate creature semplicemente autentiche: loro sono ciò che vedi di loro.

Il caleidoscopio invece alcuni di noi non l’hanno neanche preso in mano. Alcuni lo ritengono una creatura leggendaria, che si nasconde nella camere di qualche bambino privilegiato. I caleidoscopi stessi sono difatti privilegiati perchè da pochi vengono strapazzati, ma sicuramente da tutti largamente apprezzati per la loro natura multiforme e particolarissima.

Infatti è proprio la mera costruzione delle cose che ci fa riflettere sull’importanza di codeste cose. Le cose più complicate ci sembreranno più attraenti perchè non avremmo idea di come riprodurle, di come assomigliarle e quindi dobbiamo per forza farle nostre. Diversamente abbiamo poco per le cose di costruzione semplice: tutti le possono costruire e dunque tutti le possono avere. Esattamente come un pettirosso ci sembrerà più degno di nota di un piccione meramente per la sua conformazione fisica così particolare e atipica tra le strade di una metropoli.

Il caleidoscopio e la biglia sono oggetti molto diversi, forse l’unica cosa che li accomuna è quella di essere oggetti esistenti nel mondo. Ognuno è sospettoso dell’altro o meglio la biglia non si fida dei trucchi ottici del caleidoscopio e quest’ultimo ritiene la biglia una creatura infinitamente semplice e proprio questa sua semplicità la ritiene la causa della sua sfiducia. La biglia infatti la si poteva definire quasi superstiziosa, temeva la natura intricata del caleidoscopio. La biglia infatti, arriva ad affermare l’insistenza del caleidoscopio. Non capiva perchè bisognasse essere così complicati: ad ogni parola sbagliata della biglia il caleidoscopio si rotolava su se stesso e si crogiolava in una pioggia di lacrime e di perline.

Loro si amavano, ma non si capivano. Così il caleidoscopio un giorno si chiese se fosse possibile amarsi senza capirsi. La biglia scossa da questo suo continuo ed inutile ricercare le cause e le colpe e mai le soluzioni s’infuriò e lì capì che disprezzava la natura del caleidoscopio: sovrastrutture, giochi di luce e pianti di perline. Dove nascondeva la sua anima dunque? La possedeva almeno? Aveva intenzione di mostrargliela?

Ugualmente il caleidoscopio iniziò a disprezzare la natura della biglia, la sua simmetria, la sua schiettezza nell’essere, la sua anima cristallizzata, immutabile e soprattutto intoccabile. Il caleidoscopio poteva ammirarla come si ammira un’opera d’arte magnificente, ma non poteva in nessun modo accedervici. Non aveva idea di quale fosse la consistenza del suo essere. Amare un essere intoccabile lo terrorizzava.

Ma fermiamoci un secondo: che cosa è dunque ciò a cui ci riferiamo con la parola natura? Bene dunque: la nostra natura non è altro che il modo in cui siamo stati messi al mondo. Tutto ciò che viene prima dell’affermazione del nostro libero arbitrio. E’  ogni parola che ci hanno detto, ogni regola che ci hanno imposto ed ogni abbraccio che ci hanno negato. Quest’affermazione non è si presenta necessariamente in ogni creatura, alcuni possono seguire la loro natura fino in fondo. Nascere foglie di faggio, morire foglie di faggio. La natura però è difficile indagarla e spesso si sa poco su cosa si è. Di conseguenza, si sa poco su cosa si può diventare.

Si separarono tante volte, per poi rincontrarsi sempre, ma non riuscivano proprio a capirsi, ad amarsi senza sentirsi allo stesso tempo traditi. Passò del tempo e gliene importò poco, perchè quando si è giovani si crede d’essere sempre padroni del tempo. E forse proprio per questo si pensa così tanto al tempo che passa, al tempo sprecato con un po’ di sadismo.

Si videro un’ultima volta e volevano parlarsi. Entrambi sentivano che qualcosa dalla superficie, era riuscita a penetrare le profondità. Nel caso del caleidoscopio perfino a trovare la sua anima perduta. Questo qualcosa gli univa e non li lasciava dividersi. Ebbene il loro percorso, il loro naturale sviluppo (proprio nel senso di natura che specificavamo prima) prese una deviazione. S’aggrappò ad uno straccio di libertà che proprio in quel momento passò sopra le loro teste. Si parlarono e si capirono, soppressero le loro nature, le loro superstizioni e le loro presunzioni.

Parlano ed uno dei due disse: “noi eravamo ciò che ci avevano fatto. Adesso però siamo altro. Possiamo essere ciò che vogliamo. Ed io, per mio conto, voglio essere un albero che decide lui stesso in che direzione tendere i suoi rami e ora io, io decido di tenderli verso di te.”

“quelle nature che una volta incontratesi, si compenetrano e si influenzano reciprocamente, noi le definiamo affini” diceva Goethe.

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