CAPITOLO SESTO|secondo trip| Croco

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(Gloriosa Generazione Globale)

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by Polly Nor 

CAPITOLO SESTO|secondo trip| Croco      

Croco entrò con irruenza nella studio di Maria, si avvicinò al tavolino déco e raccolse dal vassoio argenteo un trenino Haribo, era blu. Poi, dopo neanche dieci minuti, le rese i soldi per la seduta e si voltò come per andarsene, fingendo che quel giorno non avesse voglia di parlare. Con una dolcezza materna l’altra la tirò per il polso che sfiorava il bordo della vasca e le chiese di entrare in acqua. I due corpi anatomicamente simili, erano simmetrici ed opposti, le mani si congiungevano nel mezzo per scambiarsi la canna, gli occhi s’incrociavano solo in quell’attimo (volevano stare bene attente a non toccarsi troppo), per il resto entrambe guardavano altrove. In questi momenti Croco si estraniava, il suo spirito si arrampicava fino al soffitto guardando quei due corpi dall’alto. Così le sembravano solo carne congiunta da ossa, loro erano in quella vasca come poteva esserci qualsiasi pollo spennato. Metteva in atto un semplicissimo procedimento mentale, si trattava di guardare la carne e la carne solamente, di fissarla come se fosse l’unica realtà esistente.. non aveva altre armi contro ciò che più temeva. Si concentrava allora su come ogni corpo senza differenze si attorcigliava e torceva su se stesso, come una qualsiasi macchina. Riusciva a vedere i tendini, i muscoli, i nervi e capiva che l’anima non c’era. I problemi non esistevano. Bisognava mandare avanti quella macchina. Siamo carne e ossa: carne e ossa non hanno problemi, si ripeteva   

 

Fu il tremito proveniente dal corpo di Maria che la fece ritornare in sé: quella creatura si era addormentata con la guancia sinistra che poggiava sulle braccia raggomitolate a bordo vasca, Croco uscì dall’acqua per mettersi più vicina al suo cranio, per carezzarle i capelli e baciarle le orecchie. Da lì le era possibile vedere tutta la lunghezza del corpo che se ne stava morente in acqua, sembrava una scena di Matrix osservata dalla lente di uno scultore. Non vi era nulla che Croco amasse più della vita che quei tremolii, quelle scosse che ogni corpo rilascia appena appisolato, se ne accorse solo in quel momento come per lei quelle scosse rappresentassero la vita stessa.. il riposo dei vivi, dei vivi, vivi, vivi! Le faceva così tenerezza che l’anima sentisse il bisogno di scapparsene via, durante la notte, di tornare per un po’ ad amalgamarsi con le altre anime consumate e fiacche, da qualche parte nel mondo. Croco le sussurrò nell’orecchio quei pensieri, quasi per renderla partecipe della bellezza con cui riempiva la stanza. Maria neanche tentò di ricomporsi nella sua posa professionale, anzi si stiracchiò e strinse da dietro con le braccia il collo della sua paziente: “non vi è nulla che mi disgusti più di quei maledetti tremolii, anzi il mio, piccolina, è orrore puro: l’anima che ci abbandona e il corpo che resta lì vuoto e misero.. tutta quella carne ammassata e incosciente.. se mi vedesse un macellaio non esiterebbe nel porvi sul suo banco da lavoro e maciullarmi.” Concluse con un sorriso crudele, e richiuse gli occhi, come per lasciarsi ammirare un altro po’. Intanto nella testa di Maria lo spettacolo continuava: un uomo molto simile alla comune iconografia del Cristo se ne stava meticoloso a tagliuzzare cervella in un luogo molto simile all’iconografia dantesca del Paradiso.

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