CAPITOLO RICAPITOLIAMO (14) Il soliloquio del trip

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(Gloriosa Generazione Globale)

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by Polly Nor

CAPITOLO RICAPITOLIAMO (14)  Il soliloquio del trip


Parliamone, chi ha ancora tempo e soprattuto voglia di sottrarsi al fast food di idee che ci pervade e, chiudendo le persiane della ricezione, mettersi in una stanza buia prepararsi per l’immersione in una storia? Una storia, un librone, un bel mattone, contiene un certo numero di idee, inzuppate per bene in descrizioni che salterai e farcite di  personaggi falsi e detestabili, spesso parte degli alter ego dell’autore. Dunque: Tu ti ritroverai a ricordare di quella zuppa forse qualche idea, forse qualche aforisma che leggerai su internet successivamente ma che a primo impatto neanche avevi notato. Dunque, ora adesso in questo momento, che noi corriamo frenetici e perduti, che corriamo sicuri e colti, che possiamo sapere senza studiare.. raccontar storie non ha più senso. Ecco perché il nostro gruppo di amici, i personaggi di questo racconto, ovvero gli alter ego dell’autore, si sono coalizzati per riempire la città di idee. Loro hanno difatti scritto e stampato idee, idee che forse hai letto qui sopra, idee di cui questo racconto è soltanto uno scheletro, una bozza, una necessità per evitare la follia pura.
Ora la città è scritta, ora la città è Arte, ora è nostra. Non patiamo più gli strascichi dell’impero perduto, cosa che ci ha fatto sentire grandi re spodestati educati a pane ed acqua.
– excursus
lettori, alterego, usurpatori, avete notato che questo racconto non ha senso? si, si, certo, a me i contenuti piacciono, ma la storia, non la capisco proprio!

Come mi sono permessa di svalutare così la bellezza di un racconto? Quel tipo di racconto che tanto elogia Calvino, il narrare per la dolcezza di farlo? Dov’è finito tutto questo? Eppure io mi sono impegnata, volevo davvero inventare qualcosa di estremamente falso, avrei voluto raccontare una storiella da quattro soldi. La cosa sconvolgente è che ho comunque scritto qualcosa da quattro soldi, ma non è uscito un racconto, mi sbaglio? Ma io dico, di cosa abbiamo bisogno tutti? Di staccare la testa ed immergerci in acque di finzione? In acque in cui comunque inevitabilmente con gli occhi sbarrati ricercheremo noi stessi. Allora cosa valgono quei personaggi, quanto vale la casetta del cazzo in cui vivono e il colore di cui sono tinti i loro capelli? La nostra povera noce riempita di tutte queste informazioni è così stanca di questi tempi.. volevo lasciarla riposare.. la mia noce mi dice che siamo tutti già vissuti, già creati, pensati.. mi dice che ci è permesso solo di vivere sotto modelli di cui non distinguiamo neanche il contorno.. eternamente schiavi di ciò che è stato,  di ciò che facilmente saremo specularmente. Perché dovrei sprecare tempo ed energia ad infarinarvi per bene la corrente dei miei pensieri? Voi comunque vi ritroverete dentro queste parole, io non so neanche da dove provengono, forse le ho copiate, tutte, tutte, dalla prima all’ultima. Noi apprendiamo continuamente tutto ciò che leggiamo e vediamo e lo interpretiamo alla perfezione. Io forse non ho fatto nulla più di questo, mi è stato chiesto di recitare la mia parte e io l’ho fatto, anche cambiandomi vita, caratteristiche e sesso, cambiandomi nome ovviamente. Ma lo giuro, non è colpa mia, vorrei chiudere i pori da cui le informazioni filtrano e prendono controllo di me. Non possiamo essere altro che ciò che abbiamo visto essere. Il gergo di quella serie tv, il modo di stringere i denti di quel libro là, la melancolia di tutta l’umanità.”

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