CAPITOLO PIO NONO|Secondo trip| Keto

GGG
(Gloriosa Generazione Globale)

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by Polly Nor

CAPITOLO PIO NONO|Secondo trip| Keto

Questo capitolo racconterà del dualismo corpo ed anima, racconterà del suo più spietato rifiuto, senza prendere toni da fricchettoni resuscitati, immaginiamo che chi scinda corpo ed anima riesca quasi ad avere due scompartimenti a tenuta stagna dentro la propria testa, due stanze per assurdo, dove contemporaneamente il corpo agisce con la mente assente e la mente agisce con il corpo assente.

stanza prima

Una delle intuizioni più idiote e forse geniali che abbia avuto nella mia infanzia è stata quella riguardante le etichette. In specifico riguardante il modo in cui sentivo nel mondo intorno a me appellare le persone con degli strani nomi che non capivo e che soprattutto non ero neanche in grado di scrivere. Ad un certo punto mi dissero persino che questi nomi che io affibbiavo alle cose, potevano avere tutti altri suoni in lingue diverse, mi chiesi allora quale fosse l’utilità di dare a quelle cose un’etichetta che valesse così poco, un qualcosa capace di disintegrazione nel semplice movimento tra una mente ed un altra. Questa è stupidamente la ragione per cui chiamerò i tre personaggi attivi nella prima stanza con dei nomi di detersivi, lo farò perché la cosa mi fa ridere nella sua idiozia, e questo mi basta.

Dixan, Perlana ed OminoBianco(di tipo: Oxin) se ne stavano con gli zigomi riempiti a tentare di muovere le labbra nel bere il tè, il tè lo bevevano perché era anti-ossidante, le labbra erano ferme perché mangiate dal botulino(*) e loro erano insieme per parlare di ciò che appunto le interessava di più: la trans-estetica.

Tuttavia, aveva poco senso parlare di cose meravigliose quale il raggiungimento dell’immortalità terrena(nei limiti prescritti dal Dio Denaro) senza insaporirle di qualche dramma, ma anche quelli vanno selezionati: lamentarsi dei mariti è così donna subordinata (o desperate house-wife), lamentarsi dei soldi è così donna proletaria, lamentarsi della vecchiaia è così donna dell’era pre-contemporanea. Dei figli si può sempre parlare però, lamentandosi s’intende, perché nessuno e dico nessuno, ci toglierà mai il diritto di distruggerli la vita. Quella familiare è la più grande violenza contro l’umanità mai legalizzata, ma questo lo avranno già detto e sti cazzi. I due cuscinetti di labbra lavati con Perlana, di Perlana e per Perlana si appiccicavano alla tazza in porcellana come ventose succhiando spasmodicamente il liquido colorato, poi una lingua simile ad un pollo stecchito spuntava nel leccarsi le labbra, poi si tirava in un sorriso, ed aspettava che le altre si sforzassero come lei nel creare quello che sembrava un bordello di vacche. “avete visto quanto è grassa la ragazza di mio figlio? ma dico io, perché esce di casa con quel culo? sarà almeno una taglia 42. Pensa forse di vivere nel sessantotto? Della serie: non mi trucco e compro vestiti in tinta col colore del cibo vegano che mangio? Alzò il collo di tacchino per ricevere un po’ di consenso “sempre color cacarella, non ho visto mangiare altro a quella poverina” “ho saputo che sua madre non ha soldi per comprare il detersivo”, abbassarono le palpebre con finta religiosità, le rialzarono per ridacchiare con puro satanismo.“Io alzo le mani care mie, mia figlia sono anni che va a ballare con le scarpe da ginnastica, io gliel’ho detto che diventerà una lesbica che frequenta i centri animalisti se non mette i tacchi, ma andasse alla malora, neanche mi somiglia” allora strinse il naso come un gatto per fare brillare i suoi occhi al profumo di Perlana, in nome della bellezza di Perlana. “Cara, cara, non ti disperare! Mia figlia si veste bene non certo grazie al suo gusto, che diciamolo ha preso da quel campagnolo di suo padre, oh dio perché l’ho sposato.. ah si per i soldi” risata sfrenata “vi dirò.. si veste bene perché in questa meraviglia di mondo globalizzato ci vuole poco a copiare una Cara Delevigne: basta un H&M, una reflex e due dita in gola. Non è di certo merito suo!” diceva sulla soglia del disgusto Dixan. “Non siate così dure, suvvia, almeno quelle due ci provano, guardalo mio figlio come se ne sta, come un vegetale che aspira ad essere un ameba! E’ mezz’ora cristo che fissa la colazione, devo assolutamente mandarlo a Londra a studiare Economia, questa noia romana lo distrugge, poverino” Stette a fissarlo, quel suo figliolo che con gli occhi gonfi e rossi che guardava il piatto di cibo dinanzi al suo grugno stanco, lo guardò come Fedra poteva guardare Ippolito” Semmai ci fosse stato un profondamente in lei, un profondamente accessibile intendo, avrebbe sofferto per come quel figlio era stato plasmato dalle percosse paterne, ma la violenza si insinua sotto la pelle un’attimo dopo esser scomparsa da davanti agli occhi, e se non ti puzza la carne di violenza verso altri, ti puzzerà l’anima di sangue verso te stesso. 

stanza seconda


Keto quella falsa mattina capì molto dell’Arte. Era una falsa mattina, perché era in realtà l’ora del tè, ma dipende tutto dall’importanza che dai a quel maledetto-ticchettio. Insomma quel momento capì perché riproducono la natura morta, the still life, la vita immobile, appena alzato dal letto il suo soprappensiero gli invase la testa, non aveva più spazio che per la sua colazione, quei pezzi di banana col miele, non aveva spazio per nulla, il soprappensiero lo rese vuoto, in un attimo, lo rese solo e incapace di pensare, aveva solo quel piatto mezzo vuoto a guardarlo, quell’immobile spettatore che silenzioso soffriva con lui. Quella natura morta era da rendere immortale con della pittura, e per sempre sarebbe stata per Keto specchio di un dolore immanente ed eterno. “Natura che ero, natura che sono” pronunciarono le sue labbra “ma morta in quel momento, perché stroncata parte della mia vitalità e resa morte” pronunciò la sua testa.
“Natura che ero, natura che sono.”

stanza prima

“Cosa pensa di fare questa generazione qui? Prendere le nostre rivoluzioni fallite ed appiccicarsele addosso? Prendono i nostri vinili, le nostre giacche di tweed e le nostre ideologie ed è come se il mondo non fosse mai fallito sotto il tacco lucido del Capitalismo? Baudelaire non li è mai apparso in sogno per ammonirli dal drogarsi? Non li ha mai esposto la dolcezza dell’élite? Sono una manica di vegetali che giocano a sopprimere il tempo con la più grande arma mai esistita.”

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