CAPITOLO BU-BU-SETTE-TE|secondo trip| Mesca

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(Gloriosa Generazione Globale)

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by Polly Nor

CAPITOLO BU-BU-SETTE-TE|secondo trip| Mesca

“seduta numero seimiladuecentocinque, paziente numero dodici”

“non penso sia questo il numero della seduta, non hai visto Mesca tutti i giorni negli ultimi diciassette anni, lei è anche partita, ha passato alcuni giorni sola col padre, lei non ti ha vista tutti i giorni, non puoi averla analizzata tutti i giorni”

“per fortuna allora che ho una buona fantasia, così ho riempito il tuo fascicolo con altrettante cazzate, oltre quelle che mi racconti” disse Maria con solennità.

Mesca allora capì che era il momento di iniziare, si sporse alla finestra come al solito e iniziò il gioco delle confessioni:


“Mesca parla in terza persona, lo fa da quando non è riuscita più a togliersi dalla testa quel ragazzo che parlava in terza persona del suo Livio Salinatore, il suo cosetto tra le gambe, quel cosetto che lei era stata costretta a prendere tra le labbra impregnate di whisky.”  

“Mesca si è resa vittima di stupro perché ha guardato troppa tv. Un giorno vide un spot penoso su un’altrettanto penosa ragazzetta che cercava invano di affrontare gli innumerevoli stupri ricevuti dallo zio.. come se il pubblico televisivo avesse potuto assorbire il suo male. Ma Mesca non l’ha fatto per gli ascolti, l’ha fatto puramente per il Male” disse Maria ridacchiando e spulciando i peli del pennello impregnato di pittura.


“L’analista di Mesca le ha consigliato di scrivere, di riempire pagine dei suoi drammi, più sono drammatici meglio è, ha detto. Ma Mesca non riesce a scrivere sulla carta, sui computer o sui banchi di scuola, lei si scrive sul braccio, spesso si scrive parole sopra parole, perché non ha intenzione di rileggerle, le teme terribilmente.”

“Probabilmente più delle parole teme la carta, teme che la carta possa tradirla e spifferare i suoi demoni ai quattro venti. Non che questi demoni non siano tinti di fosche comuni, potreste sentirle in qualsiasi soap opera per ragazzette idiote..”

“Ma, colpo di scena: la cara genitrice del personaggio in questione è la nostra amica Maria, sì: Maria Maria yo te quiero cada dia mas, la carissima amatissima psicologa di Croco, la milf che si fa il bagno con i pazienti e mette da parte i soldi per comprarsi le sue distrazioni.. Non faticherai a credere che Mesca non solo abbia tanto da scrivere, ma voglia inoltre evitare che i suoi mostriciattoli siano masticati dalle fauci analizzatrici della cara mammina.”

“Non male piccolina, se ti va male nella vita può sempre buttarti a teatro, non è lì che vanno coloro che non sopprimono in tempo i propri personaggi?”

Lanciata una delle sue massime gnomiche, Maria si infilò nella vasca da bagno, e se ne stette con le palpebre socchiuse per lasciare agli occhi di Mesca lo spazio per piangere.  

“Mesca ha la paranoia d’essere, lei non vuole cedere all’etichetta dell’io, lei neanche ci crede all’etichette.. sono burocrazia vitale, i prezzi, i nomi, le scelte. Lei non vuole essere, a lei basta esistere, vorrebbe prendere tutto ciò che compone l’essere e distruggerlo finché è in tempo, lei non vuole finire su di un palco a recitare qualcuna delle misere parti che non è riuscita a interpretare in vita”

“Origini piccolina, ricorda le Origini” sussurrò Maria con gli occhi socchiusi.

“Mesca è la figlia di Maria, la fondatrice della Mulino Bianco, la Mulino Bianco è l’utopia delle utopie, sono i morti decomposti tenuti in vita da un defibrillatore allo scopo di dimostrar che il mondo va bene, che l’istituzione familiare non è crollata. Maria un giorno fu inghiottita dal demone dell’arte e fu risputata diversa. Tutto ciò che costituisce Mesca è conseguenza di qualche sputacchio e poco più”

“Mesca è maciullatrice di specchi, se uccidi lo specchio, uccidi la realtà, se uccidi lo specchio, uccidila realtà. Uccisa la realtà, non vi è più differenza trai vivi e i morti”

Cadde in lacrime penosamente, mentre bofonchiava: “Se ora ti potessi avere mio trip, ora che fingo di non sapere, dove il gracile corpo di mio nonno è riposto, quali parole sono pronunciate dai medici, quale il possibile esito. E corro e smanio in giro per la città, cercando il fischio di un treno, cercando il suo odore nell’aria stantia di una città decomposta. L’ho trovata Mamma, a Londra l’ho trovata la via d’uscita..”

Fu alle seduta numero seimiladuecentocinque che si sentirono davvero unite, la via d’uscita dalla vita facilmente risolve i problemi familiari. Maria si stupì di come quel suo prodotto, quella figlia, si muovesse oramai alla sua stessa velocità. “numero due, complimenti, allora siamo già al numero due.” E escendo dalla vasca con l’acqua che colava disse convinta: “forza. ”

fischio del treno, color violetto

Fingendo commozione nella sua parte di mondo Maria disse: “un inno, amore mio, dacci un inno..la vita non è altro che un inno alla morte”

Una signora con dei fiori
Un cane che storce il muso
Un tombino troppo infossato
Dei bambini che corrono
Del vento parlante
Mio nonno che muore
Del vento parlante
Unica voce

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