CAPITOLO UNDICI |terzo trip|Keto

GGG

(Gloriosa Generazione Globale)

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by Poll Nor

CAPITOLO UNDICI |terzo trip|Keto


(analisi interna)
“La musica deve smettere”

Parlava il mare dentro la testa
Gridava d’immensità l’immenso
Non c’è da stupirsi
Se le labbra si serravano
Temendo un confronto
Non c’è da stupirsi
Se stringevo i pugni
Al profumo del tuo ritorno
Temendo il tuo ritorno 

(analisi esterna)

dagli occhi si stacca la patina
per un attimo di luce
siamo resi cechi dal fato
nulla centra l’umano errore
e men che meno l’umano errar
bastardi filosofi
misantropi maledetti!
cagasotto da quattro soldi
noi! noi! noi!
siamo la razza eletta
unica candidata al trono
regnante nel deserto del sensibile
persa nella foresta dell’irrealizzabile
soffocati da lucida consapevolezza
immobilizzati dal dispiegarsi del nostro ego 

“C’è sempre qualcuno che ricorderà per te, ci sta sempre qualcuno che ricorda, mentre tu ti affievolisci al sole languido del domani. Nessuno potrebbe biasimarmi, se dico, un giorno decidessi di appassire? Poveri noi: proviamo tanta colpa davanti a quelle bestie inermi.. un pollo spennato, una vacca maciullata, un cane morto di fame in una galleria d’arte.. chi ci ha votati come razza eletta? Noi neanche ci eravamo candidati.. non hanno visto di che miseria odoravano le nostre idee? Come fai a mangiare un fratello, se tu sei nella Fase del Sangue? Allora dimmi: tu come lo rifiuti il sangue?” Il volto di Keto era morto, e pregava Iddio, perché ha resuscitato i morti.

«In verità, in verità vi dico: L’ora viene, anzi è venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e coloro che l’avranno udita vivranno. Giovanni 5,25»

La sua sorellona iniziò, lei che aveva rifiutato la famiglia, l’onore del padre, della madre, lei iniziò a parlare: “quel che posso dirti dei fratelli, è che sono qualcosa in più.. l’Elettra e l’Edipo, così miseramente scansati, eliminati, disintegrati da una coppia, una coppia formata da una serie di numeri..2637 ed 2183. Quando un giorno avevano aperto la fiera giù in paese anche l’Elettra e l’Edipo andarono, senza voltarsi indietro, lasciando i figli se ne andarono con lo zucchero filato appiccicato trai denti. Si ritrovarono tanti fratelli, tutti uguali, con tanto sangue, tutto uguale.. e soli perpetuarono la vita.” Keto aveva una sorella davanti agli occhi: numero 2637, fase del Sì, delirium tremens, esistenzialismo del Normale, il dramma dell’insipido alla ricerca del sale. La ricerca del sale iniziò in una dispensa, nella dispensa c’era il riso basmati, delle scatola di biscotti vuote e delle cucarachas che ballavano la cucaracha (ho beccato lo spelling alla prima botta, e sono disgrafica, dieci punti). Accadde che quella sorella nella fase del Sì, si trovò un bicchiere davanti agli occhi, e lei non ci credeva proprio che sarebbe riuscita ad afferrare quel bicchiere nel modo giusto, proprio come esso andava afferrato. Un bicchiere in una mano. Accanto allo zucchero di canna grezzo, quella sostanza che si atteggia da Deserto del Sahara, vi era un fratellino, aveva gli occhi estirpati e lasciati a marcire alle fondamenta di una persona. Quanto desiderava quelle fondamenta, se solo lei fosse stata in grado di muoversi, di agire, di essere, ma lei era, così dolcemente statica nel mondo, che anch’egli galleggiava sulla superficie per esserle vicino. Lei sapeva che quando si galleggia sulla superficie della vita, si chiudono li occhi, per non rimanere folgorati dalla luce che essa emana. “Hanno ritrovato Edipo, piccino picciò, imbustato come un tacchino a giacere al fianco del livido corpo, dell’Elettra. Pronuncialo ‘Elettra, Elettra.. Elettra..’ ti senti più vivo solo a dirlo,” “ ti senti più vivo solo a dire che tutto va riscritto da capo. Sigmund che si mette due dita in gola in terza fila.” Keto si infilò le dita tra i buchi della lana, un maglione con i colori di una vita falsa, un maglione che teneva caldo con le dita nascoste dentro, quell’uomo si accucciò dentro un maglione cercando se stesso. “ascolta qui, fratellino: si presenta la vita sudicia di una libertà suicida causa agorafobia (vi rendete conto! la libertà agorafobica!dunque la libertà è agorafobica, essa non uscirà mai dal suo sgabuzzino, ma molti ci hanno promesso il contrario!).  E non le era stato detto niente, di quest’agorafobia, e ci cascò: la libertà fuoriuscita corse a proteggersi nello sgabuzzino. Però ci son cresciute famiglie intere, all’ombra del suo spettro, sotto le orme d’ideologie, inseguendo la più crudeli utopie. E però figli ne son nati, dal grand’ambaradan, e ne hanno educati altri, ed altri han sofferto per loro. Avevano fatto il corpo nudo, e nudo doveva essere, avevano creato le droghe e drogati si doveva stare, ora tu dimmi di no, dimmi che non è così.” Sembrava quasi fiaccata, pallida e statica con gli occhi bassi. Keto le strinse la mano “Non è così. Perché loro.. quelle creature, quei figli di un Dio evaso, loro correranno via. Una bambina dal costume vittoriano vide una madre con una scapola di fuori, che meraviglia di scapola, si disse. Un osso che parla, si disse. Le madri e i padri furono portati via, dell’egoismo della specie, dal demone della libertà, in quei cunicoli bui si persero i bambini.. furono ritrovati tra le mure fredde di un edificio vuoto, congelati dalle loro stesse lacrime.”

Ma i fratelli, i fratelli, loro riscaldavano tutta la notte in un pentolino arrugginito il sangue per tutti i fratelli.

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