sulla Violenza

 

Non voglio mai rispondere a perchè ci sia la Violenza, perchè è una risposta che possono forumalare in molti. Voglio rispondere a perchè potrebbe non esserci.

Oggi mi sono svegliata tardi, con le canzoni natalizie che filtravano dalla finestra. Ho arrancato fino alle cucina, dove, in via eccezionale, mi sono  accovacciata vicino al mio cane Nina per carezzarla un po’.  Nina se ne sta chiusa come una chioccia con due ferite profonde. Le sono state incise da un cane, aggressivo. Ora ha il pelo rasato e questi due buchi profondi. Lei non abbaglia, non morde e non le interessano i cani. Se fosse una donna, sarebbe stoica.

Ora, Nina ha forse otto anni ed è stata morsa tre volte. Nina è una non-violenta e nonostante questo le porti delle grosse ferite, non cambia il suo atteggiamento, continua a farsi mordere. Crede forse di meritarselo o comunque non comprende la ragione profonda di quell’atto di violenza, quindi lo scansa, come se le sia dovuto.

Noi non possiamo spiegare ai cani che mordono Nina perchè non dovrebberlo morderla, forse quelli che si prendono cura di loro dovrebbero insegnarglielo, ma non lo fanno. Se fossimo in un mondo di soli cani, senza la dolcezza di un uomo che si prende cura di loro, il mio cane forse sarebbe già morto. Se fossimo nella natura selvaggia, non avrebbe prevalso.

Questo, come sappiamo, vale anche per noi uomini, la sopravvivenza del più forte, Herbert Spencer e il Darwinismo sociale. Eppure, ora noi che stiamo al mondo, in questo preciso momento storico, ci rendiamo conto di una cosa: i deboli sono ancora vivi. La scienza e la medicina li hanno tenuti in vita (parliamone, ci hanno tenuti in vita). L’uomo ha affinato una tecnica più sottile di schiacciare il più debole, ed è sfruttarlo. Se il cane capisse come mettere in atto lo sfruttamento, di certo approfiterebbe di Nina, della sua dolcezza, della sua pacatezza e non-violenza. In termini ferali: della sua debolezza.

Ci sono due cose che dobbiamo dire allora: noi siamo più dei cani aggressivi. Possiamo essere meglio di quel cane che al parco ha attaccato il mio senza ragione, forse perchè mosso dal suo istinto. Capiamoci, un instinto distorto, perchè non c’è nulla che Nina stesse facendo per provocarlo o danneggiarlo. Noi siamo molto simili ai cani in questo, ma possiamo essere migliori. Nina ha una famiglia, ha qualcuno che le medica le ferite, che si accovaccia a carezzarla, che soffre con lei, empaticamente.

La seconda cosa, è che noi spesso ci comportiamo come Nina: crediamo che la Violenza sia così instita dentro di noi da doverla accettare e subire. Anche se lo fosse, insita, noi possiamo qualcosa in più di Nina e più del cane che l’ha morsa. Possiamo capire che non ci meritiamo la violenza e che non siamo destinati a subirla. Dall’altro lato, possiamo capire che non siamo costretti a compierla.

Sono le 12,23. Mi sono svegliata da venti minuti e non ho ancora capito cosa devo fare oggi della mia vita, ma ho qualcosa sulla violenza da tenere bene a mente. Mi accovaccerò ancora vicino a Nina, cercherò di essere gentile con il prossimo appena esco di casa. Sarò felice di non aver inflitto violenza ad altri animali, all’ora di pranzo. Accetterò la debolezza, se questa coincide con la non-violenza.

 

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