ॐ (Giugno 2015)

 

Stamattina Italo Calvino mi ha detto

<<Amo Conrad perché naviga l’abisso e non ci affonda.>>

e io ho pensato deve avere proprio una bella capacità

questo Conrad per navigare l’abisso, conoscerlo,

guardarlo, spingersi oltre sapendo di non poter affogare.

I polmoni bucati, filtrano l’acqua e lui non affonda

ma galleggia sulla superficie dell’oceano impetuoso:

si accompagna al movimento dell’universo.

 

 

Om

Avevo scritto tempo fa in una topaia londinese:

“quando si galleggia sulla superficie della vita,

si chiudono li occhi,

per non rimanere folgorati dalla luce che essa emana.”

Allora è anche vero che questo Conrad ha un obiettivo

e che io gli ho mentito con un moralismo non mio

qualche minuto fa,

a Piazzale delle Muse.

Navigare l’abisso non è solo un obiettivo

è un modus vivendi

rimanere a galla non è solo sopravvivenza

è scelta.

 

 

Om

Io però quando parlavo a un Conrad-del-mondo

di ciò che Calvino aveva detto

di un-altro-Conrad-in-un-altro-mondo,

ho omesso il fatto che Calvino amasse questo modo d’esser

del navigatore, del suo ispiratore galleggiante, sopravvissuto alla marea.

L’ho omesso perché l’omertà è la nostra radice marcia

ed essa è collosa e calda d’estate, cosicché ci fa sentire

la voglia d’essere vicini e uniti anche nel peccato.

Il solito buon peccato d’esistenzialismo,

come ribellarmi?

 

 

Om

Qualche passo dopo il primo saluto diverso,

quel saluto diverso che è riuscito -per grazie di un Dio benevolo-

ad estinguere la mia paura di dover citare un giorno Johann Wolfgang Goethe:

“Così ci separammo senz’esserci capiti. Ma non è facile capirsi a questo mondo.”

Con quel saluto diverso, ed un sorriso di vittoria nei confronti di Goethe,

mi sono bruciati i piedi,

radici umane sul mondo,

per la mia inconsistenza terrena,

la radice è divenuta cenere perché vogliosa di redenzione.

Le mie narici hanno inalato la cenere

e questa mi ha invaso il cranio,

mi ha spiegato con irruenza

che si ama tutto ciò che è diverso,

tutto ciò che è unicamente capace di vita,

è obbligo umano allora amare il tutto.

Io non ho mai dato ascolto alla cenere,

alle radici marce bruciate a causa dell’inconsistenza terrena,

agli scrittori che parlano di altri scrittori,

alle mie parole timorose.

Inizio a pensare però che esse abbiano ragione.

 

 

Om

Om è il suono con cui si è creato il mondo,

Om è il suono cantato dal vento quando si galleggia,

Om è il suono delle parole dolci dell’abisso che ti guarda,

ed ogni volta che lo guardi l’abisso guarda te.

Ti dice che la soddisfazione è meglio della soddisfattanza,

che nuotare è meglio di galleggiare,

che scegliere è meglio di sopravvivere,

ma non bisogna fidarsi di un oceano parlante.

Om è puro è inestinguibile,

sopravvive alle nostre scelte e alle nostre turbe,

sopravvive alla creazione e alla distruzione,

sopravvive ai nostri addii.

Om è il suono con cui si è creato il mondo,

e da questo tutto l’universo è intessuto;

noi ne siamo fibre.

Amo Conrad perché naviga l’abisso e non ci affonda,

perché sa essere fibra dell’universo e si muove

scoordinato

al rumore della macchina mondiale

e lui sa infondo

che nulla c’è di più giusto

di quel suo vagare, di quel suo essere e galleggiare.

Io spero che lui lo sappia,

diversamente qualcuno dovrebbe dirglielo

che lui è tela e pittura

e che di ogni attimo creativo

io sono una fibra che vien dipinta

e gode a rappresentare il falso,

perché di vero c’è così tanto.

 

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