L’Ulisse

 

Non ho mai letto l’Ulisse di Joyce, perchè Joyce non mi piace. Non si capisce cosa voglia dire. Non è uno dei casi tipo Wallace, in cui anche se non sai quale sia la ratio dietro ai suoi scritti,  sono comunque piacevoli. Forse non so l’inglese. In ogni caso. Oggi, ho scorto un altro Ulisse, e chi sa se ogni era ha il suo. Forse non capisco Joyce perchè il suo Ulisse non mi appartiene. Forse non ho avuto cinque anni di Liceo Classico per comprenderlo. Quest’altro Ulisse invece, lo conosco da sette anni, oramai.

 

Tu sei un’Ulisse

e chissà come

non l’avevo mai capito

 

Sei un Ulisse prima di tutto perchè sei multiforme. Sei molto ma non ti senti qualcuno. Perchè comprendi come si muove l’universo e ti accompagni con lui. Ulisse non solo è multiforme, ma è anche un eroe. Un eroe tormentato e in viaggio. Non solamente in viaggio, ma in fase di ritorno, da più di quanto possa ricordare. Forse di Ulisse vero ce ne sta solo uno. E voi altri ricevete in dono solo il suo ritornare. La sua nostalgia. Ulisse non è un eroe convenzionale. E’ astuto e ha gli occhi profondi. Gli eroi fanno sempre un po’ tenerezza, perchè sono così disperatamente in balia del loro destino. Così impossibilitati nel prendere altre strade. Così protagonisti della loro vita da pregare ogni sera di nascere tecnico delle luci, nella prossima vita. Gli eroi nessuno li compiange e sono spesso soli.

Ulisse si siede in punta allo scoglio e incrocia le gambe, in modo femmineo. Si fa indietro con la schiena e si poggia su i gomiti. Alza gli occhi ma subito li chiude, li strizza, perchè il sole della vita è ancora troppo forte. E’ così giovane. Se chiude gli occhi però vede il mondo muoversi sotto di lui, le onde mischiarsi come amanti e l’alito stantio del passato riscardarlo. E’ una giornata fredda e c’è molto vento. Il mare piace molto a chi è in eterno viaggio perchè sembra non finire mai. Ulisse è un eroe e viene spesso acclamato. Ciò che predilige però, è rintanarsi nel camerino durante le pause, sdraiarsi sulla panca scomoda e impolverata e aprire un libro. Poi lo chiude dopo meno di un minuto, perchè non ha testa per la letteratura ed esce a passaggiare, fa su e giù, lancia sassolini e si fuma qualche sigaretta di nascosto a se stesso, pensando a Zeno.

Ulisse sprofonda in se stesso, ma riemerge sempre. Ulisse ottempra ai suoi doveri di eroe, che qualche Dio, distrattamente , gli ha posto sulle spalle. Ulisse viaggia per tornare e questo lo tormenta. L’errare è la nostra sola libertà. Chi erra per tornare è solo una barchetta di legno dentro una bottiglia di vetro. Se casca si frantuma in mille pezzi e forse, solo a quel punto, spianerà le vele e inizierà a scappare. Ulisse non vuole scappare per codardia, vuole scappare perchè ha nel sangue la muffa della nostalgia, tramandatagli da eroi più valorosi di lui. Nessun eroe ha davvero voglia di vincere, non Ulisse almeno, lui non ci sarebbe mai salito su quella barca, fosse stato per lui, non sarebbe mai diventato re di Itaca. Fosse stato per lui, si sarebbe fatto trasformare da Circe in Argo e se ne sarebbe stato al posto suo, o magari proprio accanto a lui, ad attendere se stesso. Nell’attesa, ci si conosce così bene.

 

 

 

 

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